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La storia di Ariano nel Polesine si perde nel tempo.
Agli inizi del X secolo, a ridosso del fiume Po di Goro, ove si trova l’attuale centro di Ariano, esistevano numerosi nuclei abitativi, ma il vecchio paese, con il nome di Hadriani o Radriani, sorgeva sulla via Popillia, costruita nel 132 a.C. dal console Popillio e sempre la sua ubicazione è stata indicata nei pressi di San Basilio.
La Popillia, oltre ad essere una delle principali arterie dirette alla Capitale, era pure la via del servizio postale riservato all’Impero.
La vecchia Ariano aveva il suo porto fluviale sull’Adriatico, vicinissimo a quello di Adria, e un Castello di notevoli proporzioni, per cui tutto lascia presagire si trattasse di un centro commerciale molto evoluto.
Molte sono le testimonianze attendibili che confermano che la vecchia Ariano si trovasse proprio in detta località. Infatti nella Tabula Peutingeriana, che indica il tracciato della Via Popillia che andava da Rimini ad Aquileja, troviamo segnato “Radriani Stazione Romana” ed il suo luogo è proprio nei pressi di San Basilio.
Altre certezze le rileviamo attraverso i reperti archeologici, rinvenuti nella zona, che risalgono all’Era Volgare, al periodo Greco-Romano, spingendosi sino all’Età del Bronzo e del Ferro.
La scomparsa della vecchia Ariano, come sostiene l’arciprete Gio.Paolo Preveati, la si deve attribuire a calamità provocate dal mare e dal fiume Po.
Agli inizi dell’Era Volgare, l’attuale Ariano era attraversata dal Canale Silvus Longus che, unitamente alla Popillia, rappresentava la via principale lungo cui si svolgeva tutto il traffico litoraneo: partiva dal ramo del Po di Goro, all’altezza dell’attuale Piazza Garibaldi, per spingersi sin verso il mare.
Il nome di Ariano deriva certamente da Adria, antica città marinara che ha dato il suo nome anche alle lagune ed allo stesso Mare.
Sino al X secolo, Ariano la troviamo con il nome “Adriano”.
Nel 1866, allorché Ariano fu unita alla madre patria,
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per distinguerla dalle altre Ariano (Ariano Irpino in Campania, Ariano in provincia di Ferrara), si pensò di chiedere al competente organo di Governo che accanto al nome venisse aggiunto “Nel Polesine” .
Precedentemente era indicato come “Ariano austriaco” o “Ariano sinistro”.
Tale provvedimento venne assunto il 13 marzo 1867; il 07 luglio dello stesso anno la richiesta venne accolta e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Per ovviare a qualsiasi inconveniente sarebbe bastato ripristinare il vecchio nome di “ADRIANO”, come più volte sostenuto anche dagli storici.
Il comune di Ariano Nel Polesine ha una superficie di 80, 92 KM quadrati.
Ha una particolare configurazione geografica: oltre ad essere il più lungo Comune della Provincia, si caratterizza anche per una curiosa striscia di terra , lunga circa 20 Km e larga in media qualche centinaio di metri, che, costeggiando il Po di Goro, si estende sino al mare. Il terreno è di origine alluvionale.
Da sempre il Po di Goro, ramo più antico del Delta, è stato linea di confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Ferrara ed i rapporti tra i due Stati spesso sono stati molto tesi, per non dire belligeranti.
Ariano, quindi, ha dovuto soccombere alle tirannie ora degli uni ora degli altri e si è trovata ad appartenere a questo o a quello Stato cui doveva, nolente o volente, ubbidienza e fedeltà.
E proprio per la delimitazione dei confini, nel 1481 e 1482, l’Isola di Ariano divenne teatro di una tra le più cruente guerre tra la repubblica Veneta e il Duca di Ferrara che, dopo aver stretto rapporti con Napoli, Firenze e Milano, fece irrompere la sua cavalleria nel Veneto, attraverso la zona di Loreo, per combattere gli Stati Veneti.
Altre lotte seguirono nel 1585 tra la Repubblica di Venezia e il Duca Alfonso e sempre a causa dei confini tra Loreo ed Ariano.
Le dispute si fecero accese nel 1586 quando il Duca pose delle palificate al Porto di Magnavacca per beneficiare della pesca di Comacchio.
Finalmente, dopo lotte cruente e passaggi da uno Stato all’altro, in seguito a laboriose trattative, il 15 aprile 1749 per le genti di Ariano venne stipulato il trattato internazionale tra Papa Benedetto XIV ( bolognese) e il Doge Pietro Grimani e nel 1751 fu completata l’opera di demarcazione del confine dell’Isola con la posa di grandi pilastri in cotto sui quali erano murate, da bande opposte, due lastre di marmo recanti, in bassorilievo, i simboli dei rispettivi Stati:il Leone di San Marco con la scritta “Pax tibi, Marce Evangelista meus” per la Repubblica Veneta e la Tiara con le chiavi per lo Stato Pontificio.
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